Marco Grossi- Designer & Heritage Keeper
Adelina Bilali- Heritage Marketing Specialist
Digitalizzare un volume antico è molto più che eseguire una semplice scansione. È progettare, passo dopo passo, un flusso di lavoro su misura, capace di rispettare le fragilità dell’oggetto, e, allo stesso tempo, trasformare quel patrimonio in qualcosa di accessibile,vivo e ricercabile.
È questo l’approccio che caratterizza il nostro progetto di acquisizione dei volumi del "Pozzoli", opera cardine della storia della tipografia italiana che comprende il celebre Manuale di tipografia (nell'edizione Bricola del 1882) e i relativi manuali (Lezioni di composizione e la guida Chi stampa e fa stampare).
Un’opera di questo valore richiede un processo capace di conciliare due esigenze chiave: la massima cura conservativa e la massima qualità del risultato digitale.
Il processo parte dall'acquisizione fotografica, una fase in cui la scelta degli strumenti varia in base all’oggetto da digitalizzare. In questo caso l’opzione prevede un’infrastruttura composta da una fotocamera Canon R5 da 45 megapixel con ottica fissa SIGMA Art, montata su uno stativo a colonna dotato di planetario, il piano di ripresa inclinabile che consente di adattarsi con delicatezza ai diversi dorsi. La qualità dell'ottica permette scansioni di qualità anche a 20 cm di distanza, ottenendo una risoluzione di 750pp riducendo al minimo il rischio di danneggiamento durante le operazioni.
Questo progetto presenta un dettaglio tecnico che lo distingue particolarmente: la tecnica dell’ interfoliazione. Pagine molto sottili come queste richiedono, infatti, l’inserimento di un foglio bianco sul retro, per evitare l’effetto trasparenza e garantire che ogni carattere sia nitido e leggibile.
Una volta acquisite tutte le pagine, entra in gioco il post-processing, la fase che trasforma la sequenza di immagini in un documento davvero utilizzabile.
Attraverso un software di gestione del processo di digitalizzazione (MIHA Server), le collezioni di immagini digitalizzate passano attraverso una serie di algoritmi che hanno il compito di sviluppare le foto RAW in TIFF o jpg ad alta qualità (calibrandone il colore, il bilanciamento del bianco, l'aberrazione cromatica, la deformazione dovuta alla lente, etc.), creare l'OCR (Optical Character Recognition) e comporre pdf ricercabili e xml conformi agli standard di interscambio dati.
Il risultato finale è un insieme di file in alta definizione con profilo colore integrato e un corredo di metadati tra cui l’OCR pensati per due destinazioni: una piattaforma di consultazione online, e la realizzazione di una ristampa anastatica.
L'obiettivo del progetto è infatti realizzare una piattaforma di fruizione digitale capace di valorizzare il Pozzoli ben oltre la semplice consultazione. L'adozione dello standard internazionale IIIF (International Image Interoperability Framework) consentirebbe una navigazione ad altissima risoluzione, l'accesso diretto alle singole pagine attraverso URL persistenti, lo zoom sui dettagli tipografici e l'interoperabilità con biblioteche digitali, archivi e strumenti di ricerca. A questo si potrebbero affiancare metadati strutturati, collegamenti ad altre edizioni, riferimenti bibliografici e apparati critici, trasformando il volume in un vero ambiente di studio per la comunità scientifica e per il mondo del progetto grafico.
Dietro ogni fase tecnica c'è un obiettivo che va oltre la digitalizzazione in sé: costruire un ponte solido tra il passato e il presente. Un'opera come il Nuovo manuale di tipografia non può limitarsi a essere conservata. Deve tornare a essere letta, studiata, interrogata e condivisa. Solo allora la tecnologia smette di essere uno strumento di riproduzione e diventa parte integrante del processo di valorizzazione dell'heritage.