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Digitalizzazione, Archivi e Musei: la valorizzazione - Andrea Barbon

Trascrizione dell’audio

Oggi e nei prossimi giorni parleremo della digitalizzazione di archivi e musei. Sia Monica Peruzzi che Pier Paolo Massone hanno introdotto l’idea dell’informazione, del contenuto, dell’informazione vera, di essere più vicini possibili alla realtà. La storia è una menzione in quanto è quello che raccontano le persone a partire dai documenti e di solito è raccontata dai vincenti, non consentendo di conoscere quale sia la vera realtà. L’unica opportunità è quindi far apparire nello smartphone quello che è negli archivi. In tante realtà, sia di imprese che di istituzioni culturali, ci sono degli oggetti dimenticati che però sono i veri oggetti della storia, perciò è importante per noi vedere in questo percorso come recuperare questi materiali.

Mi ha già presentato Monica Peruzzi: io sono il Digital Manager di Mind@ware; mind@ware è la mia società e da circa 10 anni si occupa dei temi della digitalizzazione di archivi e musei. In questo periodo le imprese e le istituzioni si stanno muovendo su questi temi e ArchiVe è un esempio di che cosa esiste oggi a Venezia: ArchiVe è un centro composto da tre partner, tra cui la Fondazione Cini, il Politecnico di Losanna e una società di Madrid specializzata in digitalizzazione che si chiama Factum Arte. Questo si compone di 1000 metri quadrati di laboratorio dove lavorano le persone e questo può essere il vostro futuro; ciò potrà essere nelle imprese che decideranno di digitalizzare i loro archivi, in quanto hanno una storia incredibile, soprattutto per quelle imprese italiane del Made in Italy. La Lombardia è uno dei nodi e dei fulcri di questa storia. Quindi questi centri, come tanti altri che stanno sorgendo (come Italgas, impresa italiana che ha deciso di intraprendere questa strada) decidono di digitalizzare il proprio archivio. La domanda che ci facciamo quindi è “Cos’è un archivio? E perché digitalizzarlo?”; la prima domanda prevede però solo una risposta tecnica, che però dice poco, in quanto si vede nell’archivio solamente un insieme di oggetti in cui si vede la storia e che sono in grado di ricostruire la storia stessa. Il collezionista, o chi raccoglie l’archivio, raccoglie quindi ciò che ritiene importante per trasmettere delle informazioni al futuro. Quindi cosa è un archivio? Un archivio è tante cose e non solo una libreria composta da libri, documenti e fotografie.

Ora però vorrei parlarvi della macchina del tempo tramite un grafico noto come information mushroom (fungo dell'informazione), in cui a sinistra vedete in viola la rappresentazione delle informazioni presenti in internet; la parte più larga mi indica dove ce ne sono tante mentre quella più stretta dove ce ne sono poche. La digitalizzazione e la macchina del tempo creano pertanto una simulazione, qui rappresentata in un viola più chiaro, di come attraverso la digitalizzazione dei documenti trovati negli archivi sia possibile variare la forma del fungo in un calice. Ciò vuol dire che dallo smartphone si è in grado di trovare dei contenuti che prima non c’erano ma che fanno la storia. I contenuti sono più vicini e più diretti. Su questo concetto di macchina del tempo, c è un progetto europeo che si chiama Time Machine, progetto finanziato con un miliardo di euro dalla comunità europea, distribuito un po’ oltre l’ambito europeo e volto a far emergere ciò che è nascosto e custodito nei musei, negli archivi e nelle imprese (vedesi gli archivi delle case di moda). Ci sono però delle sfide da affrontare inerenti la tecnologia da utilizzare, il tempo necessario e le competenze; per riuscire in questa sfida, bisogna applicare delle modalità di lavoro che siano le più affini a quelle seriali dell'industria, che consentono di fare una grande quantità di documenti in un breve tempo con il minor costo possibile. Altrimenti un progetto di questo tipo non può avere un futuro. Non si prende quindi un singolo documento e lo si digitalizza, ma si comincia quindi ad avviare dei processi molto strutturati attraverso l’uso di tecnologie; in ciò l’intelligenza artificiale aiuta tantissimo perché tutte le cose cha fanno perdere tempo, come leggere un documento, descriverlo, catalogarlo e farlo arrivare in internet, possono essere fatte con il computer in automatico. Un’altra macchina che abbiamo in laboratorio è uno scanner che non trovate sul mercato, un prototipo che consente di digitalizzare 1-2 milioni di fotografie storiche all’anno con due persone. Questi scanner impiegano un avanzato uso della tecnologia (inerente soprattutto l'Intelligenza Artificiale) grazie all’uso di software ed algoritmi. Gli algoritmi sono in grado di capire cosa c’è in un’immagine grazie al seguente flusso che conduce dall’immagine, a ciò che legge il computer, a ciò che l’algoritmo fa per ottimizzare il documento e infine al prodotto finale. L’oggetto viene quindi ritagliato, privato di alcune cose tecniche e descritto da tutta una serie di informazioni. Il computer può leggere anche i testi manoscritti e tradurli in testi editabili, traducibili anche in altre lingue. Per esempio alcune schede hanno testi sia in sanscrito che in inglese e quest’ultima parte viene compresa dall'algoritmo con una precisione del 98%. Quando il testo è letto, vuol dire che è editabile e quindi interpretabile dall’algoritmo, che può quindi non solo leggere il testo ma anche interpretare e capire il contesto, trovando per esempio nomi di luoghi e di date. Gli algoritmi, che a volte si usano anche inconsciamente, riescono autonomamente a capirci, a profilarci aggiungendo informazioni alla descrizione di noi. Ma allora perché non usare gli algoritmi a fin di bene? Gli algoritmi riescono a vincere la sfida prima menzionata, inerente costi, tempi e persone necessarie, e riescono così ad aiutarci tantissimo. Solo nel 2019 sono state fatte 1,6 milioni di digitalizzazioni nella nostra esperienza; alcuni sono materiali appartenenti a database di documenti storici e questi materiali sono stati digitalizzati con processi automatici e tecnologie di cui vi parlavo prima, rendendo possibile la creazione di database e di contenuti condivisi e consultabili. La sfida è quindi riuscire in questa settimana a portarvi dentro a questo viaggio, riuscire ad arricchire il fungo fino a farlo diventare un calice e riuscire a vedere come si fa con le relative metodologie. Nel periodo del lockdown, alcune imprese hanno deciso di trasformare i propri musei da fisici ad online; questa opportunità ovviamente in quel momento ce l'avevano soltanto quelle imprese che avevano già digitalizzato i loro musei. Tornando all’inizio perciò si può dire che quello che è in internet esiste, mentre quello che non lo è, esiste per pochi e quindi è come se non ci fosse.