Max Mara nasce nel 1951 a Reggio Emilia per iniziativa di Achille Maramotti, che intuisce prima di molti altri le potenzialità del prêt-à-porter di qualità. In un'epoca dominata dalla sartoria tradizionale, Maramotti immagina un modello produttivo capace di coniugare l'eccellenza manifatturiera italiana con l'organizzazione industriale. Da questa intuizione prende forma un'impresa destinata a diventare un punto di riferimento internazionale della moda femminile.
Anche il nome racconta qualcosa delle origini dell'azienda. Secondo un racconto “mitico” "Max" deriverebbe da un personaggio locale conosciuto come il Conte Max, figura eccentrica e popolare della Reggio Emilia del dopoguerra, mentre "Mara" è una contrazione del cognome Maramotti. Un incontro tra territorio, memoria e identità imprenditoriale che anticipa il legame profondo che il marchio manterrà con le proprie radici.
A distanza di tre quarti di secolo, uno degli aspetti più significativi della storia di Max Mara è la continuità familiare. L'impresa è infatti ancora guidata dalla famiglia del fondatore, che ha saputo accompagnarne la crescita internazionale mantenendo una forte coerenza di visione. Una continuità che non si esprime soltanto nella governance, ma anche nella cura dedicata alla conservazione e alla trasmissione del corporate heritage.
Già nel 2003 nasce BAI Max Mara – Biblioteca e Archivio d'Impresa, con la missione di raccogliere, ordinare e tramandare la memoria storica dell'azienda dagli anni Cinquanta a oggi. L'Archivio conserva capi, tessuti, documenti e materiali che raccontano l'evoluzione del gruppo; la Biblioteca, specializzata in moda e arti visive, offre invece strumenti di ricerca e ispirazione per le attività creative. La filosofia che anima il progetto può essere sintetizzata efficacemente con questa formula: Biblioteca come esplorazione nel presente, Archivio come ricerca nel passato, Impresa come tradizione applicata al futuro.
Tale visione si estende oltre i confini dell'azienda. La Fondazione Giulia Maramotti, attiva dal 1994, sostiene progetti educativi e formativi rivolti ai giovani, mentre la Collezione Maramotti, inaugurata nel 2007 nella prima sede produttiva di Reggio Emilia, custodisce oltre 200 opere di arte contemporanea e promuove nuove forme di ricerca artistica attraverso mostre e progetti dedicati ai talenti emergenti.
Archivio, biblioteca, Fondazione e collezione d'arte compongono così un ecosistema culturale integrato che affianca e sostiene l'attività industriale. Nella prospettiva di Made In Heritage è questa la lezione più interessante che emerge dai 75 anni di Max Mara: la consapevolezza che il corporate heritage non equivale semplicemente a conservare il passato, ma nel renderlo una risorsa attiva per generare conoscenza, creatività e innovazione. Una visione che continua a proiettare nel futuro la storia di una delle grandi firme del Made in Italy.
Immagine da: collezionemaramotti.org